ITINERARIO DELLA PACE E DELLA LIBERTA´PATH OF PEACE AND FREEDOM ‘

ITINERARIOPACELIBERTàpasso-rastrello.ZERIIn località Passo del Rastrello.ITINERARIOPACELIBERTàpasso-rastrello.ZERIIn the Passo of the Rake.

TOMBEGRAVES

tombeetruscheMARMINI.volterraIn località Marmini. Di origine etrusche.

Lo sperone che si estende al di là della porta Diana costituisce una delle località più interessanti per l’archeologia volterrana. Al di là di questa costruzione, lungo la strada che in antico conduceva verso il piano dell’Era, è stata trovata, nel corso degli anni, la più grossa necropoli della città antica. Fu interessata dagli scavi fin dai primi decenni del ‘700, quando, contemporaneamente alla nascita dell’ interesse verso le antichità, i proprietari di questi terreni, che appartenevano agli stati sociali più elevati sia economicamente che intellettualmente, iniziarono delle campagne di scavi personali che portarono, nel corso di pochi anni a disseppellire un’ingente quantità di materiale antico. Il primo ad identificare questa necropoli fu Curzio Inghirami, che indicò nella sua pianta di Volterra antica i resti di monumenti funerari. Le ricerche furono condotte in modo tumultuoso, in preda alla frenesia che era comportata dal desiderio di accrescere le proprie collezioni per i ricchi privati, e da aspirazioni economiche per chi lo considerava un fruttuoso lavoro. Molti dei materiali qui scoperti nel corso degli anni hanno cambiato più volte i proprietari, tanto che spesso è impossibile ricostruire i contesti tombali scavati fino al secolo scorso. Qui hanno indagato famosi collezionisti e studiosi come il Franceschini, monsignor Mario Guarnacci, il Pagnini, Anton Filippo Giachi, che solo raramente ci hanno lasciato degli schizzi. Parte del materiale è poi confluita nel Museo Guarnacci, ma la gran parte venne venduta disperdendosi in tutta Europa. Nel secolo scorso due serie di scavi condotti da Giusto Cinci e da Niccolò Maffei furono maggiormente documentate. Una grande quantità di oggetti rinvenuti da Giusto Cinci fu acquistata in blocco dal Granduca Leopoldo II nel 1828; questa collezione passò poi al Museo Archeologico di Firenze dove sono ancora oggi conservati. Gli ultimi scavi, condotti nel 1970-71 per l’apertura della strada di Santa Margherita hanno portato alla scoperta di una ventina di tombe in parte danneggiate. La necropoli conservava soprattutto sepolture di età ellenistica (fine IV- inizi I sec. a. C.), mentre quelle più antiche sono molto meno. Vi sono state trovate anche alcune tombe romane di età imperiale. La maggior parte delle tombe qui rinvenute furono immediatamente ricoperte, a causa della pessima conservazione delle strutture, solo due di esse sono oggi visibili e rese accessibili ai visitatori; altre tombe che possiamo osservare sono quelle rinvenute durante i lavori per la costruzione della strada, ma non è possibile accedervi. Le tombe etrusche e romane erano disposte lungo le vie di comunicazione; in questo caso la strada non corrisponde a quella antica, che passava più ad Est. Le sepolture che vediamo oggi lungo la via moderna sono quelle che in origine si trovavano ai margini della necropoli; questo fatto e la pessima conservazione ci danno un impressione di povertà che non corrisponde alla realtà, visto che alcuni dei corredi funerari qui scoperti sono fra i più ricchi della città. Gli ipogei sono costituiti da una o più camere scavate nell’ arenaria e sono di varie dimensioni: circolari, quadrate, ellittiche; generalmente sono formate da una sola camera a cui si accedeva tramite un corridoio in leggera pendenza (chiamato dromos). Gli ipogei erano spesso ricoperti da un tumulo sormontato da cippi a forma di cipolla, di pigna o di obelisco; in alcuni casi si poteva trattare di un monumento funerario che poteva essere costituito anche da una costruzione in pietra più o meno complessa. Si sono conservati numerosi esemplari di questi cippi che in epoche successive venivano molto spesso riutilizzati per altri scopi; significativa, in questo senso, la presenza, all’interno del Battistero di Volterra, di un cippo in marmo utilizzato come acquasantiera. Le ceneri dei defunti venivano racchiuse in urne di pietra o in vasi cinerari. A Volterra si diffuse, a partire dal IV sec. a.c., la tendenza ad utiIizzare vasi decorati con figure rosse di imitazione greca che erano prodotti sul posto. Questo tipo di vasi, chiamati kelebai, erano lavorati probabilmente da artigiani locali che avevano contatti con artisti greci ed erano esportati sia nel territorio controllato dalla città che in altre zone. Un buon numero di esemplari di questi vasi sono esposti al Museo Guarnacci e al Museo Archeologico di Firenze. A partire dal III sec. a.c. si diffuse anche l’utilizzo di urne cinerarie. La tipologia delle urne è molto varia, sia come materiali che come soggetti. Potevano essere prodotte in terracotta, in calcare locale o in alabastro; le urne più famose sono quelle in alabastro, ma non sempre sono quelle più raffinate, spesso anche le urne in calcare presentano una lavorazione molto accurata. L’urna era composta da due parti, un coperchio e una cassa; il coperchio poteva essere sia a doppio spiovente che decorato con la raffigurazione del defunto; la cassa presenta una serie di varianti molto vasta, che vanno da semplici immagini di demoni, alla rappresentazione delle cerimonie funebri, a scene mitologiche sia locali che provenienti dalla tradizione greca. Insieme ai vasi sepolcrali o alle urne veniva deposto sul banco e sul pavimento il corredo funerario che doveva essere utilizzato dal defunto nell’aldilà. Esso era composto per lo più da oggetti di uso quotidiano, si trattava per lo più di vasi usati per i banchetti e le libagioni, alcuni dei quali contenevano anche cibo e bevande; vi erano naturalmente i gioielli e gli altri oggetti usati più frequentemente dal defunto. In taluni casi vi erano anche gli strumenti del mestiere esercitato in vita: riproduzioni di oggetti sacri se era un sacerdote, materiale per scrivere se era un magistrato, armi se era un guerriero o un nobile.tombeetruscheMARMINI.volterraIn places Marmini. Of Etruscan origin. The spur that extends beyond the door Diana is one of the most interesting for Archaeology Volterra. Beyond this building, along the old road that led towards the plane of the Age, was found over the years, the largest necropolis of the ancient city. Was involved in the excavations since the early decades of the 700, when, simultaneously with the birth of ‘interest in antiques, the owners of these lands, which belonged to the highest welfare states, both economically and intellectually, they began the excavations that led to personal In a few years to dig out a large amount of old material. The first to identify this necropolis was Curzio Inghirami, which indicated its plan to Volterra in ancient remains of funerary monuments. The research was conducted in a tumultuous, prey to the frenzy that was acted by a desire to increase their private collections for the rich, and economic aspirations for those who considered him a fruitful work. Many of the materials discovered here over the years have changed owners several times, so that it is often impossible to reconstruct the contexts excavated tomb until the last century. Here famous collectors and scholars have investigated how Franceschini, Monsignor Mario Guarnacci the Pagnini, Anton Philip fields, which rarely have left us some sketches. Some of the material is then merged in the Museum Guarnacci, but most was sold dispersing throughout Europe. In the last century two sets of excavations by Giusto Cinci and Niccolò Maffei was most documented. A large number of objects found by Giusto Cinci was bought en bloc by the Grand Duke Leopold II in 1828, this collection then passed to the Archaeological Museum of Florence, where they still remain today. The recent excavations conducted in 1970-71 for opening the road to Santa Margherita led to the discovery of a score of graves partly damaged. The necropolis burials kept above the Hellenistic period (late fourth-early first century BC.), While older ones are much less. There are also some Roman tombs were found in the Imperial Age. Most of the graves found were immediately covered here, due to poor storage facilities, only two of them are still visible and made accessible to visitors, other tombs that we observe are those discovered during construction work on the construction of the road, but can not be accessed. The Etruscan and Roman tombs were arranged along the lines of communication, in which case the road is not as old, who spent more burials to the east along the road we see today are modern ones that originally stood on the edge of the necropolis ; this fact and give us a bad impression preservation of poverty that is not true, as some of the funerary objects discovered here are among the richest in the city. The tombs consist of one or more rooms dug into the ‘sandstone and are of different sizes: round, square, elliptical, generally consist of a single room that is accessed through a corridor on a gentle slope (called dromos). The tombs were often covered by a mound topped with onion-shaped stones, pine cone or obelisk, in some cases they might be a burial site that could also consist of a stone building more or less complex. He holds numerous examples of these stones that in later times were often used for other purposes; significant in this sense, the presence, inside the Baptistery in Volterra, a stone used as a marble font. The ashes of the deceased were enclosed in stone urns or pots cinerari. A Volterra spread, from the fourth century. ac, the tendency to utiIizzare vases decorated with Greek figures that were red imitation products on the spot. This type of vases called kelebai were probably worked by local artisans who had contacts with Greek artists and were both exported to the territory controlled by the city in other areas. A good number of specimens of these vessels are exposed to Guarnacci Museum and the Archaeological Museum of Florence. From the third century. BC also spread the use of urns. The types of polls is very diverse, both as individuals and as a material. Could be produced in terracotta, limestone, locally or alabaster, the most famous are those urns of alabaster, but not always the most refined, often in limestone urns have a very thorough process. The urn was made up of two parts, a lid and a box and the cover could be a double slope that is decorated with a depiction of the deceased, the case presents a series of very wide variations, ranging from simple images of demons, the representation of the funeral ceremonies, mythological scenes in both local and from the Greek tradition. Together with burial vases or urns on the table was laid on the floor and the funeral was to be used by the deceased in the afterlife. It was composed mostly of everyday objects, they were mostly of vases used for banquets and libations, some of which also contained food and drinks, of course there were the jewels and other items used most frequently by the late . In some cases there were also tools of the trade practiced in life: reproduction of sacred objects if he was a priest, writing material if he was a magistrate, if he was an arms warrior or noble.

PORTA DELL´ARCOPORT BOW

PORTADELL'ARCOLa Porta dell’Arco (o all’Arco) di Volterra, risalente a circa il III-II secolo a.C., fa parte parte della cinta muraria in panchina della città, edificata originariamente dagli Etruschi e poi modificata successivamente nel Medioevo quando la città si erse a Libero comune.

La Porta ha risentito, rispetto a simili costruzioni in altre città, in maniera minore dei rimaneggiamenti romani dopo la sottomissione della città a Roma ed infatti essa presenta ancora oggi la grandiosa imponenza tipica delle porte cittadine etrusche.
La porta è realizzata in grandi blocchi di tufo sovrapposti a secco

Come particolare saliente, sul fornce esterno, si nota la sottolineatura dei tre elementi principali dell’arco (la chiave di volta e i due piani di imposta) mediante tre teste scolpite nella pietra, forse rappresentanti Giove (Tinia per gli etruschi) e i due Dioscuri Castore e Polluce o Uni e Menerva, divinità protettrici, o forse ricollegabili all’ usanza orientale di esporre sulle mura cittadine le teste mozzate dei comandanti nemici, come tacito monito verso qualsiasi presenza ostile.PORTADELL'ARCOThe Gateway Arch (or Arch) of Volterra, dating from about the third-second century BC, is part of the walls on the bench of the city, originally built by the Etruscans and then changed later in the Middle Ages when the city erse Available in common. The port was affected, compared to similar developments in other cities, to a lesser degree of remodeling after the Roman subjugation of the city in Rome and in fact it still has the awesome grandeur typical of Etruscan city gates. The door is made of large blocks of tufa stone dry stacked. As a special highlight on fornce external, one notes the emphasis on the three main elements of the arc (the key and the two sets of plans) with three heads carved in stone, perhaps representing Jupiter (Tinia for the Etruscans) and the two Dioscuri Castor and Pollux or Uni and Menerva, deities, or perhaps attaching to ‘Oriental custom of exposing the city walls, the severed heads of enemy commanders, as tacit warning to any hostile presence.

PISCINAPOOL

volterrADi origine romana.volterrAOf Roman origin.

PALAZZO VITIBUILDING VITI

PALAZZOVITI.VOLTERRAFu costruito nel XVI secolo e la sua facciata è attribuita all’ Ammannati. Vi è esposta una ricca collezione di quadri, arredi, alabastri (monumentali i candelabri per Massimiliano d’Asburgo, imperatore del Messico), oggetti antichi e orientali. PALAZZOVITI.VOLTERRAIt was built in the sixteenth century and its facade is attributed to ‘Ammannati. There is exposed to a rich collection of paintings, furniture, alabaster (monumental candelabra to Maximilian of Habsburg, emperor of Mexico), and Oriental antiques.

PALAZZO DEI PRIORIPALACE OF THE PRIORI

Palazzo_dei_priori.VOLTERRASituato nella magnifica piazza omonima.

Iniziato per volontà di Ildebrando Pannocchieschi, conte palatino dell’Impero, nel 1208 e concluso verso la metà del XIII secolo è il più antico palazzo comunale toscano, oggi sede di parte degli uffici comunali (anagrafe, gabinetto del sindaco, sala del consiglio comunale, ecc).

La struttura è sormontata da una torre pentagonale a due ripiani merlati, costruita dopo il terremoto del 1846.

La facciata è decorata con targhe di terracotta smaltate che rappresentano stemmi di famiglie fiorentine: dal XV secolo, Volterra fu governata da Commissari fiorentini essendo entrata nell’orbita della città gigliata.Palazzo_dei_priori.VOLTERRANestled in the beautiful square of the same name. Initiated by the will of Pannocchieschi Hildebrand, Count Palatine of the Empire, in 1208 and concluded in the middle of the thirteenth century is the oldest Tuscan town hall, which now houses part of the municipal offices (registrar, office of the mayor, town council hall, etc.). The structure is topped by a crenellated corner tower with two shelves, built after the earthquake of 1846. The facade is decorated with glazed terracotta plaques representing coats of arms of Florentine families: the fifteenth-century Florentine Volterra was governed by commissioners following the entry into the orbit of the city of the lily.

AREE ARCHEOLOGICHEARCHAEOLOGICAL AREAS

AREAARCHEOLOGICAVALLEBUONA.VOLTERRAVi sono due aree archeologiche. Quella di Vallebuona comprende il teatro romano, di età augustea, e i resti di un edificio termale del IV secolo con resti di pavimentazione a mosaico. Il parco di Enrico Fiumi comprende la zona dell’ acropoli etrusca con resti di due templi del II e III secolo a. c.
Info: 0588/86150AREAARCHEOLOGICAVALLEBUONA.VOLTERRAThere are two archaeological sites. Vallebuona to include the Roman theater, the Augustan age, and the remains of a bath building of the fourth century with the remains of mosaic pavement. The park includes the area of Henry Rivers’ Etruscan acropolis with the remains of two temples in the second and third centuries BC Info: 0588/86150

PALAZZO PRETORIOPALACE PRETORIO

vinciCon dipinti e terracotte di Giovanni della Robbia.vinciWith paintings and terracotta by Giovanni della Robbia.

CASA NATALE DI LEONARDOBIRTPLACE OF LEONARDO

CASANATALELEONARDO2.VINCIIn località Anchiano.

Si tratta della casa colonica dove si ritiene abbia avuto i natali Leonardo nel 1452.

L’edificio è collocato nella cornice di un paesaggio che è ancora simile a quello che Leonardo ha contemplato fin dall’infanzia. Al suo interno è ospitata una mostra didattica permanente con riproduzioni di disegni raffiguranti vedute della campagna toscana e di una mappa del Valdarno tracciata da Leonardo.

Info: 0571/56055.CASANATALELEONARDO2.VINCIIn Anchiano. This is the house where he is believed to have been the birthplace of Leonardo in 1452. The building is located in the frame of a landscape that is still similar to what Leonardo has contemplated since childhood. Inside is housed a permanent educational exhibition with reproductions of drawings depicting views of the Tuscan countryside and a map drawn by Leonardo Valdarno. Info: 0571/56055.

CHIESA S. FRANCESCOCHURCH OF SAN FRANCISCO

CHIESASANFRANCESCO.VILLAFRANCADel XVI secolo. Convento con chiostro e due terracotte di scuola robbiana.

La chiesa ha rappresentato per secoli uno dei poli più rappresentativi del nucleo urbano di Villafranca (tanto che fu scelta quale luogo di sepoltura dalla famiglia dei Malaspina), subendo, per questo, numerosi rinnovi e modifiche che ne hanno fortemente trasformato l’aspetto originario: l’assetto attuale risale al Cinquecento, anche se parte del complesso conventuale e del chiostro sono stati in buona parte ricostruiti dopo gli ingenti danni subiti durante la Seconda guerra mondiale. All’interno, pale di scuola robbiana del primo Cinquecento, tra cui la Madonna degli angeli, ove un gruppo di santi assiste all’Assunzione della Vergine circondata da una corona di cherubini entro una trabeazione con fregio a palmette.CHIESASANFRANCESCO.VILLAFRANCAThe sixteenth century. Monastery with cloister and two pottery Della Robbia school. The church was for centuries one of the most representative of the urban centers of Villafranca (so that was chosen as the burial place of the Malaspina family), suffering, for this reason, many renovations and changes that have greatly changed the original appearance: the present structure dates from the sixteenth century, even if part of the monastery and the cloister were largely rebuilt after heavy damage during the Second World War. Inside, the blades of the early sixteenth century Della Robbia school, including Our Lady of Angels, where a group of saints assist the Assumption of the Virgin surrounded by a ring of cherubs by an entablature with palmette frieze.

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